1Torno dalla mia missione in Uganda con il solito turbinio di sensazioni: da una parte la soddisfazione per quanto COOPI sta riuscendo a fare grazie a chi ha scelto di sostenere un bambino a distanza, dall’altra il pensiero latente che va a quel bambino (uno, ma anche due, tre), che si incontra sempre in questo tipo di missioni e che raccoglie in sé tutte le sfortune di questo mondo: disabile, abbandonato, malnutrito eppure con gli occhi dolci e un lieve sorriso.

In Uganda ho visitato 3 dei progetti che stiamo portando avanti con i nostri partner locali; il quarto quello di Nebbi, si trova molto lontano (al confine con il Congo) e non mi è stato possibile andare a visitarlo.

2Lì abbiamo dei partner molto seri affidabili (la Caritas locale) che sta facendo un gran bel lavoro per l’istruzione dei bambini e ci tengono costantemente aggiornati. A Kampala seguiamo i bambini del centro KCCC, che sono divisi nelle diverse scuole dello slum ma si riuniscono periodicamente per seguire seminari e gruppi di lavoro. Molti di loro sono coinvolti direttamente o indirettamente dall’HIV/AIDS, per questo una delle maggiori attività del Centro è finalizzata a dare supporto alle famiglie e a sensibilizzare la comunità affinché tali persone non vengano emarginate. Con il KCCC seguiamo anche i bambini che frequentano la Duggan School. Due operatori con grandi competenze e volontà si occupano personalmente in media di 100 bambini ciascuno, monitorando soprattutto la loro costante frequenza della scuola e sensibilizzando le famiglie sull’importanza degli studi per il futuro dei loro figli. In Uganda, la scuola comprende anche la distribuzione di un pasto caldo e abbondante al giorno. Per le famiglie il problema di sfamare i propri figli è tale che li mandano a scuola anche nei giorni festivi purché ricevano il pasto. Il risvolto positivo è che i bambini frequentano spontaneamente la scuola, occasione preziosa per il loro futuro! Nell’ambito di questo progetto è emersa una problematica da risolvere: il recente aumento delle tasse scolastiche in Uganda che rende insufficiente la quota del sostegno a distanza. Stiamo tuttavia pensando a delle soluzioni, una di queste potrebbe essere quella di attivare delle attività generatrici di reddito per le famiglie affinché riescano ad aumentare le loro entrate e a contribuire personalmente all’istruzione dei figli. Nel frattempo, la scuola ha aperto le porte anche a quei bambini le cui famiglie possono permettersi di pagare la retta intera e questo ha permesso di avere a disposizione delle liquidità in più. Insomma, anche se con enorme difficoltà, i nostri partner sono molto bravi e riescono a garantire a tutti i bambini la scuola, il materiale didattico e le uniformi, le cure mediche necessarie e anche un pasto completo al giorno presso la mensa scolastica. Vista l’efficienza della scuola (tutti i bambini sostenuti a distanza hanno ottenuto ottimi risultati e chi era al termine del ciclo di studi, ha superato gli esami statali) e l’alto numero di iscritti, presto sarà necessario pensare di ampliare lo stabilimento, ma anche per questo dovremo trovare i fondi necessari.

3Dopo la mia visita, posso dire che il valore davvero speciale che ha il sostegno a distanza in questo quartiere così degradato, è che mandando i bambini a scuola previene la possibilità che essi inizino a frequentare le bande criminali formate dai ragazzini di strada dello slum. Bambini al Centro dei Missionari della Povertà Il progetto che mi ha toccata di piu’, per il tipo di beneficiari, è quello che realizziamo insieme ai Missionari della Povertà e che si rivolge ai bambini portatori di handicap. Arrivando al centro si ha subito la piacevole sensazione di quando entri in un luogo pulito e disinfettato, dopo aver attraversato le strade sporche e degradate dello slum che lo circonda. Ma dopo pochi secondi ti assale la desolazione scatenata dalla triste realtà delle persone che sono ospiti del Centro. I bambini arrivano al centro spesso accompagnati dalla polizia, trovati per strada in stato di completo abbandono, oppure dagli operatori sociali che si recano di casa in casa per controllare la situazione delle singole famiglie.

I Missionari si occupano di loro con grande dedizione.
Solo 52 dei 300 bambini seguiti riescono a seguire la scuola; per coloro che hanno gravi handicap cerebrali, è stato organizzato un corso di musica che li aiuta a coordinare i movimenti e soprattutto regala ai bambini qualche ora di svago; coloro che invece hanno un handicap tale per cui non possono andare a scuola ma che non è così gravi da impedire completamente l’apprendimento di qualche nozione, frequentano un’apposita classe dove ai piccoli vengono passate semplici conoscenze di base. I missionari si dedicano a loro con grande pazienza, piano piano insegnano loro a mangiare da soli, poi, tramite apposite sedute di riabilitazione, i bambini imparano a stare seduti, successivamente a sostenersi tramite delle speciali imbracature e, infine, in qualche caso di successo, addirittura a camminare! Leggete la storia di Sumaya, è un splendido caso di successo, che ho seguito personalmente con grande soddisfazione!

4Il sostegno a distanza è una risorsa fondamentale per i Missionari perché permette loro di coprire le spese per l’alimentazione dei bambini, le cure ordinarie(rieducazione funzionale e fisioterapia) e quelle della scuola per chi la può frequentare Come sempre, ogni mio viaggio è la conferma che il sostegno a distanza è uno strumento fondamentale di supporto a un bambino e che agisce anche su una comunità piu’ ampia di persone; inoltre, è un’opportunità preziosa per coloro che, dall’Italia, vogliono agire concretamente per combattere la povertà.