1Arrivo ad Addis Ababa (perchè è così che la chiamano) in una mattina di novembre piena di sole e un clima primaverile mi risveglia dal tepore del viaggio. I colori delle bancarelle lungo le strade, il traffico caotico ma a modo suo ordinato tipicamente africano, l’odore forte delle spezie mischiato allo smog , il suono dei clacson e la gente che corre per prendere un autobus sovraffollato mi danno il benvenuto in Etiopia. Circondata da colline ricoperte di fitte foreste, Addis Ababa si estende tra strade a due corsie piene di traffico e case ed edifici in costruzioni; moschee e chiese e tra una sopraelevata e una strada si vedono sui pendii interi slum fatti di case di lamiere. Ma la cosa che più mi colpisce è la dignità e la fierezza di questo popolo. La capitale e i suoi abitanti mi hanno sorpreso da subito. Quando si gestisce ogni giorno un progetto di sostegno a distanza da un ufficio, si concentra inevitabilmente la propria attenzione su quello che manca, perché l’obiettivo è andare a rispondere, sostegno dopo sostegno, ad un bisogno enorme, difficilissimo da colmare. Mi sono accorta che, in modo inconsapevole, avevo associato l’idea dell’Etiopia solo alla povertà e alle difficoltà. Invece, sin dal mio arrivo in questa città, mi sono trovata di fronte ad un popolo vitale, con molte risorse, e, soprattutto, dignitoso.

La prima scuola che ho visitato insieme alla repsonsabile locale dei Progetti di Sostegno Malhet e alla mia collega Sabrina Munaò, è la Alamay Primary School finanziata in parte dal progetto Cibisdo del Centro IHA-UDP. E’ una scuola di 1.422 bambini. Arriviamo durante la ricreazione e un gruppo di bambini e bambine sorridenti ci vengono incontro festanti incuriositi dalla nostra presenza e desiderosi di conoscerci. La scuola è molto grande, ci sono 42 insegnanti (di cui 18 governamental teachers – insegnanti statali- che vengono retribuiti dal governo etiope e 24 pubblic teachers – insegnanti pubblici – che sono invece a carico del progetto) e la struttura seppur carente di alcune attrezzature, ha al suo interno una biblioteca e un’aula di scienze, dove vengono svolte diverse attività. Alla mancanza di materiale si sopperisce in modo creativo: visto che non c’è una mappa geografica per tutti, i bambini ci mostrano le cartine che hanno disegnato di loro pugno, copiando dall’originale.

2Sono circa le 13.00 e fuori da una delle mense gestite dai progetti Ahisho ed Extension Project una lunga fila di bambini schiamazzanti con le loro divise blu e bordeaux attendono irrequieti di entrare, mentre all’interno 4 cuoche stanno finendo di cucinare e si stanno organizzando per la distribuzione del cibo: injera (è un pane lievitato e spugnoso che viene servito insieme alla carne, alle verdure e a salse piccanti) e minestra con pasta. E con molta sorpresa uno dei bambini, dopo aver ricevuto il suo pasto, ci ha offerto un pezzo di injera….Ed è stato proprio in questa mensa che abbiamo avuto l’onore di incontrare la timida Sara, una bambina orfana di padre che grazie al sostegno a distanza di COOPI ora frequenta regolarmente la scuola, ha accesso tutti i giorni alla mensa e partecipa ad attività ricreative. La madre è stata aiutata a trovare un’occupazione fissa, ed ora lavora come operatrice in un asilo e ha uno stipendio fisso che è fondamentale. Per Sara andare a scuola come tutti i bambini della sua età è stato un sogno, ne è sempre riconoscente e lo dimostra anche attraverso i risultati che ottiene. Ha undici anni e a causa degli anni persi, va in terza classe ma è tra i bambini più bravi e volenterosi della classe. Una delle emozioni più forte le ho avuto al centro diurno di SCCMA. SCCMA accoglie i bambini e ragazzi dai 3 ai 18 anni più disagiati della zona e offre loro la possibilità di frequentare l’asilo e la scuola. Per le loro mamme vengono organizzati corsi professionali grazie ai quali possono poi trovare un lavoro che garantisca loro e alla loro famiglia di essere autonomi economicamente.

3Non scorderò mai il sorriso timido e orgoglioso di Bakalem, una donna riservata e seria nello sguardo, vive in uno degli slum più degradati della città. Bekalem e’ sposata e ha tre figli dei quali due, Behaylu ed Eheta, sono gemelli e sono sostenuti da COOPI. Il marito lavora come lavoratore giornaliero presso una stamperia ma guadagna troppo poco per il sostentamento di tutta la famiglia. Bakalem ha deciso di rivolgersi a SCMMA cinque anni fa per avere un supporto e imparare un lavoro. Non avevano i soldi per acquistare il materiale necessario per soddisfare le necessità di base della famiglia (cibo, bombola per cucinare,attrezzi per la cucina, coperte, medicine, sapone ecc). Sono stati la prima famiglia beneficiaria del Centro. Bakalem ha potuto frequentare il corso professionale di cucina e ora grazie a SCMMA ha trovato un lavoro. I due gemelli frequentano la scuola elementare e il Centro copre le loro spese scolastiche (la quota di iscrizione, il materiale didattico e la divisa). Alla fine della scuola, alle 16.00 i bambini vanno al Centro per attività ricreative e ricevono una cena leggera. Ora vivono sempre nello slum ma la loro casa seppur umile e’ dignitosa ed e’ dotata di bombola a gas per cucinare, utensili da cucina, coperte e un doppio letto a castello . In questo modo Bekalem può cucinare per i figli la sera e cercare di garantire loro un’alimentazione adeguata. Behaylu inoltre e’ molto bravo a scuola e continua a dimostrare capacità molto promettenti. E ora tornata in Italia con grande entusiasmo, ciò che mi porto nel cuore è la speranza che un giorno tutti i bambini bisognosi possano accedere alle nostre strutture e grazie al supporto di COOPI possano godere di tutti i diritti che non sempre sono loro garantiti.