600L101Alcuni donatori non hanno fatto in tempo a partecipare al nostro concorso, ma hanno voluto comunque condividere la felicità della scelta di sostenere un bambino a distanza inviandoci la loro testimonianza. E’ per questo che pubblichiamo la lettera che ci ha scritto Fabia, che con il suo primo stipendio ha voluto regalare a una bambina in Etiopia la possibilità di una vita libera dalla povertà, e a se stessa un’emozione che ricorderà per sempre. La sua lettera è sincera e aperta e crediamo che i suoi pensieri e le sue emozioni parlino a tutti noi:

“Qui di seguito le parole che vorrei condividere con Coopi per ringraziarvi del meraviglioso aiuto che date.

Mi dispiace per il ritardo, mi ero ripromessa di scrivervi ieri ma ho avuto poco tempo. Spero vada bene lo stesso.

Che cosa posso dire sulla mia esperienza con Coopi. Una sera, a Milano, sono uscita per fare una passeggiata per il mio quartiere con alcuni amici, era estate e c’erano vari punti in cui si festeggiava con concerti jazz agli angoli della strada principale. La mia migliore amica ha visto un negozio piccolo, in una traversa e abbiamo deciso di entrare a visitarlo (diceva grandi marche a poco, una cosa del genere). Era uno dei negozi di Coopi che raccoglie fondi. Alla fine i vestiti non li abbiamo neanche visti ma ci siamo messe a parlare con la ragazza alla cassa e devo dire che è vero che alcune persone sanno trasmettere l’amore per quello che fanno. Mi ha molto coinvolta e mi sono iscritta alla newsletter di Coopi, facendo maturare l’idea di voler dare una mano. Ho pensato che sostenere un bambino a distanza potesse essere un modo valido per aiutare. Alcune persone hanno la vocazione per il sostegno umanitario, partono e dedicano la loro vita, anche per solo alcuni  frammenti, agli altri. Io non ne rientro. Lo so. Non è egoismo ma semplicemente non è quello che riesco ad amare di più e, di conseguenza, non riesco a farlo al meglio. Però ci penso, ammiro chi lo fa e di certo non voglio che resti un’ammirazione senza una minima partecipazione. Quindi, con il  mio primo stipendio, ho cominciato a sostenere un bambino a distanza, una bambina per la precisione, di cui per ora ho solo una foto. È bellissima e io spero di darle almeno alcune delle infinite possibilità che le auguro nella sua vita.   

Vorrei andare a farle visita, vorrei vedere dove vive, il suo mondo, anche per rendermi conto di come poter essere utile e indirizzare eventuali aiuti. Vorrei conoscerla, non so se le direi chi sono in realtà però, forse è meglio che la persona che le dà una mano rimanga un po’ nell’ombra, d’altra parte non è che ci siamo conquistati la sua fiducia. Vorrei conoscerla nella sua libertà di bambina. Se non potessi andare, forse anche di più lo desidererei, vorrei che la conoscessero i miei genitori. Perché io sono ancora giovane e con poco istinto materno e non so immaginare delle persone più amorevoli dei  miei.

In ogni caso e a prescindere da questo concorso, ciò che importa è che si tratta davvero di un piccolo gesto, facile, veloce e che però regala emozioni.
Fate uno sforzo, vivete in modo pieno fate vivere gli altri!

Fabia “