ragazzi_cima-w600_c593cfebaa1caf38f883161bb295a148Con grande soddisfazione riportiamo le storie di Jacinto, Pedro e Jorge: 3 dei ragazzi che, grazie al sostegno a distanza e al supporto ricevuto dal centro CIMA, sono riusciti a costruirsi una vita dignitosa superando il loro passato di degrado e abbandono. Per loro, il sostegno a distanza è ancora importante: garantisce l’alimentazione, il monitoraggio della situazione familiare e, in certi casi, il sostegno psicologico. Tuttavia, i ragazzi hanno ormai intrapreso la strada giusta per l’indipendenza e l’inserimento sociale e lavorativo. A Cima, ci sono altri ragazzi che attendono di essere sostenuti a distanza per poter continuare a godere dei servizi offerti dal Centro. Pubblicando queste storie di successo, ci auguriamo che tanti lettori vogliano sostenere un ragazzo di CIMA fin da subito (023085057 sostegnoadistanza@coopi.org)!

JACINTO, 19 anni Jacinto è arrivato al centro CIMA nel 2005. Proviene da una famiglia molto problematica a causa della mancanza della figura paterna. Prima di entrare al centro, Jacinto aveva problemi comportamentali: scappava di casa, si aggirava per le strade durante la notte fino alle ore del mattino ed è stato più volte bocciato a scuola per le continue assenze. Durante il periodo trascorso a CIMA, Jacinto ha frequentato la scuola presso il collegio No Escolarizado. Ha anche frequentato i Laboratori professionali e soprattutto il corso di Cultura idroponica presso l’Università Agraria La Molina. Dopo avere terminato il suo periodo di permanenza a CIMA per aver raggiunto la maggiore età, Jacinto è stato ammesso al progetto RUNAYAY, che gli ha permesso di ottenere le competenze utili per l’inserimento lavorativo alla RELIMA, un’impresa di servizi impegnata nella gestione dei rifiuti solidi, nel mantenimento delle aree urbane e delle zone verdi. Lavora come giardiniere, da lunedì a sabato, dalle ore 6.00 alle ore 15.00, mentre la domenica lavora al Ristorante Mesa de Piedra di Cieneguilla come cameriere. PEDRO, 17 anni. La storia di Pedro, prima di entrare a CIMA Nel 2008, quando è entrato a Cima, Pedro aveva 14 anni e grossi problemi comportamentali a causa della droga e della passione per il gioco d’azzardo. La sua famiglia è considerata “socialmente pericolosa”: anche il fratello consuma droga, il papà ha abbandonato la famiglia e la mamma ha grossi problemi economici per aver contratto debiti con la banca per pagare la casa. Appena entrato al Centro, Pedro ha frequentato il collegio No Escolarizado, partecipando anche i Laboratori di avvicinamento alla tecnologia, pittura su tela, informatica, musica, attività manuali, allevamento e bioagricoltura. Pedro ha terminato la scuola secondaria e ha scelto di lasciare CIMA per rientrare in famiglia. Grazie agli operatori del Centro che lo hanno seguito durante la fase di reinserimento (e tutt’ora lo stanno seguendo), i rapporti con la famiglia sono migliorati e quando sorgono problemi riescono ad affrontarli. Oggi Pedro lavora in una fabbrica di cartone di Huachipa, e riceve uno stipendio di 34 euro alla settimana. Il suo sogno è quello di riuscire a guadagnare i soldi necessari per potersi iscrivere all’Istituto tecnico SENATI e studiare Amministrazione d’Impresa JORGE,18 anni. Jorge è arrivato al centro CIMA nel 2005, in una situazione di reale abbandono: orfano, ha due fratelli alcolisti e una sorella maggiore sposata che non si è mai occupata di lui. Di notte vagava per le strade della città e fino al mattino, raccogliendo bottiglie usate. Durante il periodo trascorso a CIMA, il ragazzo ha frequentato il collegio Huarangal fino alla prima classe del ciclo di studi secondario, inoltre ha seguito corsi di sostegno scolastico per rafforzare il suo rendimento nello studio. In questo modo il suo livello accademico è migliorato e il ragazzo ha anche acquisito capacità di relazione sociale importanti che gli hanno permesso di gestire con abilità i rapporti con il prossimo. Gli manca ancora una certa capacità di controllo e rimane un ragazzo impulsivo, ma nello stesso tempo poco capace di manifestare le emozioni quando si tratta degli affetti. Dal giorno in cui è entrato a Cima, il ragazzo ha fatto molta strada: è stato preso nel progetto RUNAYAY, che ha lo scopo di trovare lavoro e fornire assistenza ai ragazzi, una volta usciti dal centro. Tramite questo progetto, è stato inviato presso la Casa famiglia La Molina, dove lavora tre volte alla settimana come manutentore, dalle ore 8.00 alle 18.00. In futuro potrebbe essergli assegnata un’altra mansione che meglio risponda alle sue aspettative. Inoltre, frequenta i corsi accelerati per poter recuperare gli anni scolastici persi. Oggi è al secondo anno della scuola secondaria e partecipa anche ad alcuni Laboratori che fanno parte del progetto, come quello di musica, calcio, danza, attività manuali, cucina e produzione (panetteria e pasticceria)