Queste sono le parole di Moises, uno dei ragazzi ospiti di Cima (centro di integrazione del minore abbandonato), che ospita giovani ed adolescenti ad alto rischio sociale offrendo alimentazione, assistenza per l’educazione e formazione tenica. Di seguito riportiamo la sua storia, così come ce l’hanno riportata i nostri operatori in Peru’. “A me tutto è sempre successo per gioco” ci racconta Moisés per sintetizzare la sua giovane vita. Ha 18 anni e vive solo con suo padre. “Non mi sono mai reso conto del pericolo in cui spesso mi sono infilato ma non mi pento di ció che ho fatto” ci racconta ancora. All’inizio ha un pó di difficoltá a ricordare il suo passato ma mentre racconta si rende conto che non sarebbe mai riuscito a raggiungere i risultati attuali senza l’appoggio delle persone che gli sono state vicine.

Moisés nacque a Lima dove i suoi genitori, entrambi provenienti dalla zona delle montagne, arrivarono alla ricerca di un futuro migliore. Qui si conobbero e poco a poco costruirono la loro vita insieme: realizzarono la loro casa di legno e poi di mattoni di terra riuscirono ad ottenere qualche servizio di base ed un po’ di scolarizzazione per la famiglia. Moisés è il terzo di quattro fratelli e quando era piccolo entrambi i genitori lavoravano: il padre in falegnameria e la madre come domestica. Tuttavia, in casa c’erano sempre liti per problemi economici o per gelosia, finché i genitori si separarono e sua madre trovò un altro uomo. Da quel momento Moisés non si é mai sentito sostenuto dalla famiglia e, avendo anche un carattere difficile, veniva spesso isolato e non aveva amci: era solo con i suoi problemi. E cosí “come per gioco” conobbe altri ragazzi che lo invitarono ad unirsi alla loro pandilla (piccoli gruppi di giovani delinquenti). Per lui fu come aver trovato una nuova famiglia ed inizió ad abbracciare le loro abitudini. Iniziò con i piccoli furti per passare anche ad utilizzare coltelli o pistole. Moisés ricoda così l’episodio che diede una prima svolta alla sua vita: “un giorno incontrai un uomo che in passato mi aveva picchiato. Iniziai a prenderlo a botte tanto selvaggiamente che stavo per ucciderlo. Proprio nel momento in cui stavo per dargli il pugno che sarebbe stato finale, mi resi conto del male che stavo facendo, smisi di picchiarlo pensando alla sua e alla mia famiglia e all’ingiustizia che stavo commettendo”. Da quel momento Moises abbandonò il gruppo. Un giorno sua madre arrivó a casa spronandolo a riprendere la scuola e ad entrare a Cima, un centro dove educavano i ragazzi con problemi puntando sulla disciplina per affrontare la vita in modo corretto. Dopo molta insistenza da parte della madre Moises accettó. All’inizio Moisés pensó che non sarebbe riuscito ad abituarsi, invece, superate diverse difficoltà, vi rimase tre anni. “Ció che mi piaceva di CIMA era che non c’erano cancelli e che la relazione era basata sul rispetto. Sapevo che se volevo andarmene lo potevo fare, ma per qualche ragione, non ho mai volto farlo.”

Moises iniziò a frequentare i corsi di formazione professionale offerti dal centro. “Quando iniziai ad imparare a confezionare abiti, a suonare, a lavorare il legno, a capire la meccanica mi sentii realizzato” ci racconta. Moises scoprí la sua passione per la musica, inizió a suonare la chitarra bassa elettronica nell’orchestra del centro ed ora fa parte di un gruppo che suona in alcuni locali. “E’ molto difficile per quelli come noi, riuscire a cambiare vita.” afferma Moises, ricordando com’era dura resistere, quando tornava a casa da sua madre e i suoi vecchi amici lo cercavano. Ma si stava giá rendendo conto che a CIMA stava imparando cose utili per il suo futuro e questo lo facilitava. “Il segreto, per non ricadere di nuovo, era pensare al futuro” afferma i ragazzo. “COOPI ci ha aiutato molto mentre io ero a CIMA”, ricorda Moises. “Quando nel 2007 iniziò a sostenerci, aumentarono i corsi di formazione e miglioró l’alimentazione. Dicevano che avevamo un sostenitore e molti di noi sentivano una certa responsabilitá nel sapere che qualcuno dall’altro lato del mondo si preoccupava per noi. Fu assunta anche un’infermiera e c’era sempre il materiale scolastico all’inzio di ogni anno”. Dopo tre anni Moises decise di tornare a vivere con suo padre che si era ammalato. I promotori di CIMA continuarono a seguirlo ogni fine di settimana: verificando i suoi progressi scolastici e garantendogli un sostegno per l’alimentazione, il materiale scolastico e lezioni di supporto. L’anno scorso Moises finí la scuola superiore con buoni voti e decise di iniziare a lavorare per potersi prendere cura del padre malato e di se stesso. Un vicino di casa gli offrì di lavare piatti il fine settimana nel suo ristorante di giorno e di sera per otto ore. Fece questo lavoro per sei mesi “nonostante a CIMA avessi imparato a cucinare non me lo fecero fare finché non avessi imparato da loro. Lo stipendio era di 7 Euro al giorno. Finalmente mi hanno poi promosso come aiuto cuoco: adesso preparo ogni tipo di piatto. Dopo la scuola ho fatto di tutto per tenermi occupato tutta la settimana: dalle pulizie in un ufficio fino al cassiere in un bus”. Nel mese di marzo CIMA gli ha proposto di finanziargli un corso di gastronomia in una universitá privata. Moises non ci ha pensato due volte e da aprile ha iniziato a studiare la sera. Nel frattempo, per raccimolare qualche soldo, ha trovato lavoro in una micro impresa familiare vicino a casa sua che confeziona abiti per altre imprese, a prezzi molto bassi.. Questo grazie al fatto che a CIMA aveva imparato ad usare le macchine tessili. “Non é un buon lavoro, mi pagano poco, peró mi aiuta” ha detto Moises. Il suo stipendio é di 4 Euro al giorno e lavora sette ore. Però Moisés sa che solo con il lavoro potrá migliorare. I suoi datori gli vogliono molto bene e sanno che é un ragazzo molto responsabile con tanta voglia di un futuro migliore. “Non mi stanco mai di pensare al futuro, voglio finire i miei studi di gastronomia e lavorare in un luogo dove poter imparare ancora. Il mio sogno é andare all’estero ed avere un mio ristorante. Solo il pensiero del futuro mi ha permesso di allontanarmi dai pericoli. Le cose brutte succedono dappertutto e a tutti, ma l’importante é vedere ció che c’é piú in lá dell’oscuritá.” I bambini che frequentano il Centro di Cima grazie a COOPI oggi sono 51 e 11 sono quelli che ancora aspettano di essere sostenuti a distanza. Scegli subito di garantire a uno di loro il tuo sostegno!