Linda è amministratrice di COOPI ad Haiti; da poco ha iniziato a sostenere un bambino a distanza. Le abbiamo chiesto di raccontarci le ragioni della sua scelta:

1Sono arrivata ad Haiti un po’ più di due mesi fa per lavorare su un progetto COOPI come amministratrice. In queste settimane ho avuto la possibilità di toccare con mano quello che viene realmente fatto. Ho conosciuto i bambini e ho ascoltato parte delle loro storie, ho incontrato Madame Volmart e mi ha emozionato vedere con quanto amore e dedizione si occupi dei piccoli; ho visto i bambini ballare, cantare e giocare dimenticandosi forse per un momento la difficile realtà in cui vivono. Nella foto, per esempio, li vedete truccati per la festa di carnevale.

Hanno tutti tra i 3 ed i 13 anni, sono coinvolgenti e sorridenti, capaci di emozionarti con uno sguardo. Eppure, M.me Volmart mi ha raccontato le condizioni di estrema povertà in cui vivono: molti hanno i genitori ma spesso, essendo disoccupati, non riescono a garantire ai loro piccoli le cure necessarie, così i bambini vengono affidati a dei parenti.

2Io ho visto con i miei occhi gli sforzi che vengono fatti per garantire a questi bambini il minimo indispensabile sopperendo a tutte le necessità della vita quotidiana alle quali le famiglie non possono provvedere: sono pagate le rette scolastiche, le cure mediche. Recentemente, poi, abbiamo distribuito i kit per la cucina e per l’igiene a tante famiglie che avevano perso tutto poiché vittime prima del terremoto nel 2010 e poi dell’uragano Sandy.

Mi ha colpito anche la cerimonia che è stata organizzata per la prima comunione di undici bambini. Le bambine erano vestite con ampi vestiti bianchi e coroncine, con calzette di pizzo e scarpe eleganti. I maschi con camicie e pantaloni rigorosamente stirati. I genitori li guardavano con emozione mentre camminavano lungo la navata della piccola chiesa…Anche questo episodio dimostra l’attenzione e la cura che vengono sempre riservate a ogni aspetto della vita dei bambini.

E’ stato tutto questo a farmi prendere la decisione di adottare una bambina e di dare anche io nel mio piccolo un contributo.

La bambina che sostengo si chiama Ludje e ha 3 anni. Qualche settimana fa ho avuto la possibilità di conoscerla personalmente, me l’hanno presentata e lei mi fissava con occhi enormi, era davvero deliziosa nella sua divisa azzurra.

Sono consapevole del fatto che il mio aiuto mensile non cambierà radicalmente la sua vita ma sono altrettanto certa che migliora concretamente il suo quotidiano, garantendole ciò a cui i genitori non possono arrivare. Per questo sono convinta e orgogliosa della mia scelta; anche perché richiede uno sforzo minimo quindi lo possono fare tutti, anche persone giovani come me!

Linda, Port-au-Prince, 22 maggio 2013