IMG_4875Sostenere un bambino a distanza: perché fare questa scelta? Quali sono i dubbi, i timori e le aspettative? Che emozioni si provano?

Vilma, la mamma di Alessia, dialogatrice di COOPI (nella foto), e il suo compagno Roberto da pochi mesi sostengono Yesuf. Alessia li ha intervistati per voi!

Perchè avete pensato di sostenere un bambino a distanza?

Cercare di spiegare a parole cosa ci ha spinto ad effettuare un’adozione a distanza non è semplice. L’idea di poter aiutare gli altri o di fare qualcosa per i ragazzi è sempre stata presente in noi già dalla scelta delle nostre professioni: io sono logopedista e Roberto è insegnante. Occuparsi concretamente di un bambino, seguirlo nella sua crescita sapendo che un piccolo aiuto potrebbe cambiare e migliorare la sua vita e quella della sua comunità, è però qualcosa che si ha l’opportunità di fare solamente con un sostegno a distanza. Da tempo quindi stavamo pensando di intraprendere questa esperienza e valutavamo attentamente qualsiasi fonte di informazione, pubblicità, esperienze di altri, Internet, ecc.

Quando avete deciso di farlo?

Scegliere non era facile … il timore maggiore era quello che poi gli aiuti non arrivassero realmente a destinazione. Per questo proprio tu, Alessia, ci sei stata di grande aiuto. Aver fatto per alcuni mesi la dialogatrice per COOPI ti ha permesso di conoscere questa organizzazione dall’interno, ci hai rassicurati sulla sua serietà e ci hai fornito tutte le informazioni di cui avevamo bisogno.

Quali emozioni avete provato quando avete ricevuto la foto e la storia del bambino che avete scelto di aiutare? Cosa vi aspettate da questa esperienza?

Quando è arrivata la foto di Yesuf è stata una grande emozione: bello, dritto sull’attenti con la sua camicetta a quadri e gli occhi spalancati. Poi la voglia di sapere il più possibile di lui: la sua vita, i suoi interessi, la sua lingua, i suoi giochi preferiti … abbiamo letto più volte la sua scheda. Ci ha colpito molto la sua passione per i film e quella di raccontare storie ai suoi compagni, passioni che, forse non a caso, abbiamo anche noi. Sarebbe molto bello poterlo ascoltare mentre racconta una storia, anche nella sua lingua, o poter vedere un film con lui, scorgere le sue espressioni, ascoltare la sua voce, condividere le sue emozioni…

Non sappiamo se questo sarà mai possibile, ma non è nemmeno così importante. Prima delle nostre emozioni e dei nostri desideri c’è la sua vita, che sicuramente non si limita a ciò che leggiamo nei documenti che ci sono stati consegnati. Quello che più di tutto ci sta a cuore è che Yesuf possa crescere in salute, in modo sereno e che la sua formazione possa contribuire a migliorare la sua esistenza e, chissà, magari un giorno anche quella dei suoi figli e della sua gente… e che sappia che da qualche parte lontana nel mondo c’è qualcuno che si occupa un po’ di lui.

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