alagrotteokIl Centro  Ek’Abana, gestito da Suor Natalina, si trova a Bukavu, nella Repubblica Democratica del Congo.

È un centro d’accoglienza per bambini che vivono situazioni di forte disagio. Accoglie le bambine accusate di stregoneria e i bambini che lavorano in strada. Chi non ha più la famiglia vive al Centro e noi di COOPI attraverso il sostegno a distanza ci prendiamo cura di alcuni di questi bambini. Altrimenti, chi ha ancora una famiglia, frequenta solo di giorno.

In Congo il fenomeno di accusare i bambini di stregoneria ha iniziato a diffondersi recentemente, da circa una decina d’anni, con la crescente popolarità delle sette religiose che riprendono antiche convinzioni e leggende del passato.

Suor Natalina racconta che nella città di Bukavu, ogni giorno si può assistere al passaggio di tantissimi bambini che dalle colline scendono fino al lago Kivu. Portano una tanica di plastica contente 5 litri d’acqua potabile che prendono dai rubinetti e arrivano fino a dove si trovano le pagode dei commercianti.

I bambini offrono alle persone un bicchiere d’acqua e, in cambio, ricevono una manioca (una specie di carota), per questo vengono chiamati mai-mihogo, mai significa acqua e mihogo manioca. “Molto spesso le loro famiglie  sono molto povere” racconta Suor Natalina “così non possono mandarli a scuola”.

Ricorda la famiglia di uno dei bambini che frequentano il Centro: il padre era partito per andare a trovare lavoro nella foresta, da cui però non aveva fatto più ritono. La mamma era rimasta a casa con 10 figli e, dopo un po’, non riusciva piu’ a reggere la situazione: a badare a tutti i bambini, procurargli il cibo e a vivere nella casa semi distrutta.

Allora è partita anche lei, per cercare il marito, affidando i figli alla nonna. Durante un controllo gli animatori del Centro trovano i bambini in pessime condizioni: fortemente malnutriti  hanno dovuto abbandonato la scuola. Lo staff  allora si è rivolto alla comunità, ha chiesto se qualcuno sapeva dove fosse andata la madre, così avrebbero potuto aiutare la famiglia. Alcuni vicini si sono recati in un villaggio limitrofo e sono riusciti  a farla tornare a casa.

Suor Natalina ricorda come fosse ieri il giorno in cui hanno iniziato i lavori. “Era come una processione, i bambini piu’ grandi, i ragazzi del quartiere, la mamma e la nonna venivano a prendere le tolle contenenti i materiali per la riparazione, e se le caricavano due a due sulla testa. Ballavano e cantavano per tutto il tragitto che portava alla casa, contenti di poter iniziare la ricostruzione.”

Poi si sofferma sull’importanza di mandare i bambini a scuola, non solo per loro, e per il loro futuro, ma perchè fa recuperare dignità anche alle famiglie stesse. “Se i tuoi figli non vanno a scuola nella comunità locale non conti niente. Una volta che, col sostegno a distanza, si aiuta a pagare la retta, nelle famiglie vedi il cambiamento, cercano di diventare più responsabili” dice.

Solitamente, dopo la classe sesta, non si possono più pagare direttamente le rette della scuola secondaria, perché sarebbero troppi i bambini per le possibilità del Centro. Allora viene fornito loro un maialino. Se è tenuto bene possono arrivare ad avere anche sei piccoli all’anno, così possono venderli, e con i soldi ricavati pagarsi da soli il costo della scuola. Inoltre si responsabilizzano e imparano ad autogestirsi.

È molto importante, inoltre, coinvolgere tutta la comunità e le famiglie e fare lavoro di sensibilizzazione. Spesso, infatti, sono proprio le comunità che segnalano nuovi casi, ed è fondamentale renderle partecipi anche nei lavori di ricostruzione, perché, dice Suor Natalina “quel poco che possono fare lo fanno, se gli ridai la speranza.”

Insieme possiamo fare ancora molto per i bambini del centro Ek’Abana!

Sostieni anche tu un bambino a distanza: gli offrirai cibo, cure, istruzione e la possibilità di vivere occasioni di svago e distrazione.